Quando Pandora aprì il vaso, dentro rimase solo la speranza.
Ecco, arriva un momento in cui capisci davvero cosa sia, la speranza: quella cosa, che non è illusione, ma non è nemmeno realtà; quel pensiero che ti permette di vivere, senza cadere preda dell’ossessione e della disperazione.
Mercoledì 6 Febbraio, avevamo l’appuntamento col ginecologo. L’ecografia del secondo trimestre, quella che fra le altre cose ci avrebbe detto il sesso di Fruttino.
Beh, non è un’ecografia come le altre. E’ un’analisi di tutti gli organi del feto; è difficile, complessa, dettagliata, ed è tesa alla ricerca d’eventuali malformazioni.
E non è facile descrivere la sensazione, quando il medico, osservando quelle immagini astratte, comincia a dire “nie dobrze”.
Fruttina (si, pare sia una fanciulletta) sembrava avere delle cisti. Al
cervello, ma non sono gravi, e anche qualcosa al
rene sinistro. Ma poteva essere altro: il macchinario non era buono a sufficienza, e dovevamo andare a confermare da un altro medico, questa volta uno specialista.Venerdì 8 Febbraio, siamo da
Wiecheć, uno specialista fra i migliori qui a Cracovia per le ecografie fetali.
Basta nominare il tipo di problema e ci riceve senza appuntamento; sono in due e l’ecografia dura più di un’ora: indietro, sinistra, zoom.
La nuova ecografia è sicuramente su di un altro livello; purtroppo, sebbene per i risultati definitivi occorre aspettare qualche giorno, ci dicono subito che ha confermato i risultati. Anzi, rincara la dose, perché la coincidenza di cisti in due organi differenti è estremamente rara, tanto da far pensare a malattie più gravi come la
sindrome di Edwards. Per fortuna, pare non siano riusciti a riscontrare alcuna delle malformazioni normalmente associate a tale sindrome, anche se la conferma definitiva potrebbe arrivare solo da un esame di tipo invasivo.Domenica 10 Febbraio, arriva via mail il risultato dell’esame. E’ impressionante per dettaglio e ricerca, ma ancora più impressionante è la diagnosi: i due reni occupano circa un terzo della pancia, il sinistro ha undici cisti, il destro anche lui è troppo grande. Si sospetta una
sindrome di Potter di terzo tipo.
Per proseguire, occorre quindi fare due analisi: un’ecografia ai reni di entrambi, perché quel tipo di sindrome di Potter è ereditario, e una
cordocentesi (prelievo del sangue fetale), un esame invasivo rischioso ma in grado di escludere in maniera definitiva gravi difetti genetici.
Lunedì 11 Febbraio, siamo nuovamente dal ginecologo. Ci confessa che già la prima volta, gli si erano rizzati i capelli in testa. Ci dice inoltre che lui non ha alcuna esperienza di casi del genere, ma ci parla di una clinica dove poter andare a fare un consulto.
Passiamo anche da un altro ginecologo, questa volta non privato, in modo da avere la prescrizione medica per gli esami successivi.
Martedì 12 Febbraio, abbiamo l’ecografia ai reni, risultata negativa.
La sera siamo nella clinica consigliataci, per un primo consulto. Di nuovo, ci ricevono immediatamente, ma purtroppo dopo una lunga chiacchierata ci rimandano a casa: loro non trattano casi di questo genere.
Mercoledì 13 Febbraio abbiamo il treno per Varsavia. In ospedale, Gosia deve entrare da sola nel gabinetto dove le eseguiranno la cordocentesi; ad ogni modo nonostante la poca collaborazione di Fruttina, l’esame va bene (ovvero, non la uccide) e quindi siamo mandati in un altro ospedale, dall’altra parte della città per l’esame del cariotipo.
Dove ci scontriamo con una struttura kafkiana: dobbiamo andare al settimo piano, dove del personale amministrativo c’informa di prendere un altro ascensore per scendere al secondo piano; lì occorre fare la fila per registrarsi presso un’infermiera maleducata e incapace (non sapeva neppure scrivere “Rockwell Automation”, alla fine ha scritto “azienda di computer”), mentre il medico non ha pazienti perché in coda, appunto alla registrazione. Ad ogni modo, non otteniamo informazioni: i risultati arriveranno venerdì 22, e loro sono solamente neurologi, non possono dare una mano.
Alla fine del tutto, siamo solo disorientati. Gosia a questo punto telefona a Wiecheć, fissa un appuntamento per il venerdì e finalmente torniamo a casa.
Venerdì 15 Febbraio, siamo da Wiecheć. Di nuovo, sono in due e ci ricevono immediatamente, rimaniamo a parlare a lungo.
Ci confermano che la situazione è grave, che esistono rischi concreti. Le cisti nel cervello non sono assolutamente un problema (molti le hanno, senza neppure saperlo, e in ogni modo potrebbero benissimo ritirarsi prima della nascita) ma son preoccupati per il secondo rene. La sua grandezza potrebbe essere dovuta ad un fenomeno di compensazione (il rene sinistro non funziona), oppure potrebbe essere anche lui danneggiato.
Ci confermano che ci seguiranno in maniera particolare per tutta la gravidanza; la strategia generale è di non anticiparla, ma di tenere lo stesso sotto controllo ogni due settimane la quantità del liquido amniotico: questo perché in caso di problemi al secondo rene, il liquido potrebbe diminuire, creando così un rischio concreto che il cordone ombelicale si “strozzi”, facendo arrivare meno sangue al feto e impedendo quindi lo sviluppo dei polmoni.
Sconsigliano altre operazioni, come l’asporto di liquido dalle cisti, perché operazioni difficili, pericolose e inutili: il rene sinistro è grosso, non per via delle cisti ma perché malformato.
D’altronde, la grandezza anomala dei reni non presenta alti rischi concreti e dovrebbe essere solo d’impaccio per lo sviluppo dell’intestino, anche se la parete addominale probabilmente si rilasserà lasciando quindi abbastanza spazio per tutto.
Ora si tratta solo di aspettare: venerdì 22 per i risultati del cariotipo, e venerdì 29 per il nuovo appuntamento con Wiecheć, dove controlleremo anche il livello del liquido amniotico.
Sono stati giorni difficili.
Non è possibile spiegare, con le parole, il baratro cui ci siamo trovati davanti.
I giorni in cui ci convincevamo che andava tutto bene, e quelli in cui non riuscivamo a credere in un futuro.
Il pensiero della nostra Fruttina, malata. La felicità che le sarebbe mancata.
L’orrore di poter pensare all’opzione dell’aborto, e la sollevazione al sapere che ormai non era più possibile.
Sentirla muoversi, e aver paura ad affezionarsi. E sentirsi male, perché è tua figlia, il frutto del tuo amore.
Averla sempre più concreta di fronte a se, e sapere che potrebbe non avere un futuro.Ma poi, è finalmente arrivata la speranza.
Perché noi sappiamo che se l’esame del cariotipo andrà bene, verrà curata. Non parliamo ancora di certezze, ma comunque sappiamo che ci sarà qualcuno che si prenderà cura di lei, e che farà tutto il possibile perché viva.
Ecco, questa è la speranza.
Fruttina, ti vogliamo bene.