Aspettando il parto
Oggi, alle due, sono in ufficio quando mi arriva una telefonata da Gosia.
Son cominciate le doglie.
Il periodo è ancora lungo: fra una contrazione e l’altra passano venti minuti, quasi mezz’ora; decidiamo quindi che posso aspettare l’arrivo del pullmino che mi porterà a Cracovia.
Il tempo passa lentamente ma finalmente si fanno le quattro e mezza e si torna a casa.
Durante il viaggio son tutto un brivido, è una sensazione bellissima. Anche Gosia è tutta un brivido, ma la sua sensazione è forse un po’ meno bella.
Nel frattempo, le contrazioni si son fatte più frequenti, circa 0.2 al minuto (ovvero, una ogni cinque minuti).
Arrivo a casa (le cose che non ho fatto per destreggiarmi nel traffico!), e mentre completiamo gli ultimi preparativi la frequenza aumenta a 0.25 doglie al minuto.
Ora siamo in ospedale.
La dilatazione è piccola, ma comunque Gosia è già in sala parto.
Purtroppo sono in tre e io devo aspettare fuori; con un po’ di fortuna, forse riuscirò ad entrare anch’io, perché una ha appena partorito.
Io, dall’altra parte del muro ho sentito i primi vagiti di quel bimbo e il pensiero m’è corso ad Alice.
Sarà così piccola, la nostra piccolina, che ho già voglia d’abbracciarla tutta.
23.22: sembra il parto durerà ancora diverse ore – anche sei o sette. Le doglie si ripetono quasi ogni minuto; io sono sempre fuori, ma a sentirla è straziante.
Nel corridoio, più in là, si sente gente ridere allegra. Ogni tanto il pianto di un neonato mi ricorda cosa vedremo, fra pochissime ore.
l’ho detto io di spingere che sarebbe nata il 12!!! Brava Gosia!
Infatti, è stato incredibile.
Non ci speravo più, ma poi mi hanno chiamato e ho visto che stava partorendo.
E poi, quando ho guardato l’ora, ho visto che mancavano appena cinque minuti alla mezzanotte.